Editoria&libri

Pubblicare tanti (troppi?) libri, un business per tutti o per nessuno?

Ho letto da poco un interessante articolo sul Post che descrive le logiche che portano case editrici e librerie ad accettare una logica di mercato in cui il ricircolo “a tutti i costi” sia fondamentale per sostenere il mercato della vendita dei libri.

Il tutto ricordandoci che il numero di lettori è in drastico calo:

“Nel 2015 in Italia  33 milioni di persone non hanno letto neanche un libro, 4 milioni e 300 mila in più rispetto al 2010. “

Allora, come si spiega questo proliferare di nuovi titoli?

“Come funziona il mercato del libro

[…]
In editoria, al contrario che in ogni altro mercato, esiste il diritto di resa: cioè il libraio rende i libri che non ha venduto e si fa ridare i soldi all’editore sotto forma di sconti sugli acquisti successivi. In Italia le rese sono mediamente del 60 per cento: significa che dopo tre mesi, ai 20 mila euro iniziali bisognerà sottrarre 12 mila euro, e in più pagare il distributore per riportare indietro i libri invenduti. La strada più semplice per uscirne è stampare un altro libro, in modo da avere un altro assegno, e così via nella speranza di imbroccare il titolo che metta a posto i conti. Aumentare la produzione è la tentazione di ogni editore per mantenere il fatturato inalterato anche quando le vendite calano.

Credete che anche le big non se ne siano accorte? Come no, primi fra tutti Mondadori.

“Per spezzare questo meccanismo, qualche anno fa Riccardo Cavallero e Valerio Giuntini, all’epoca direttore generale e direttore commerciale di Mondadori,  ora a SEM, cercarono di convincere i librai ad adottare un sistema diverso, cioè a condividere i rischi con l’editore: il diritto di resa sarebbe rimasto solo sulle novità […].Naturalmente i librai si rifiutarono.”

Vi chiederete chi ci guadagna davvero in tutto questo. Per gli esperti questo sarà l’uovo di colombo, ma non tutti sanno l’importanza di un player fondamentale: il distributore.

“Quelli che guadagnano
Gli editori guadagnano se riescono a vendere un titolo, e quando succede – avendo ripagato le spese industriali – guadagnano tanto. I librai guadagnano se tengono basse le spese, ma riescono ad avere una buona rotazione e un buon flusso di cassa. I distributori, invece, guadagnano sempre, sia sui libri venduti che su quelli che non compra nessuno.”

Mi sembra piuttosto chiaro, a questo punto mi viene in mente la domanda focale, quanto può durare tutto questo prima che il sistema imploda?

qui l’articolo completo: http://www.ilpost.it/2017/05/02/perche-in-italia-si-pubblicano-cosi-tanti-libri/