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La strategia dell’attesa: Fabio Massimo, il temporeggiatore

“L’unica occasione opportuna di combattere contro un nemico capace è esservi costretti”.

Si tratta di uno dei principi strategici del console Fabio Massimo, detto “Cunctator” ovvero “Il temporeggiatore”.
Il nemico a cui si riferisce è Annibale che aveva appena distrutto l’esercito romano nella battaglia del lago Trasimeno (217 aC) e un paio di anni prima a Sagunto.

A quel punto Fabio Massimo viene nominato dittatore per salvare la situazione (era già esperto di Cartagine per via dei suoi trascorsi diplomatici).
Ora, il nostro dittatore non era un fenomeno di strategia militare (ma non che vi fosse a Roma qualcuno migliore di lui eh), ma era un uomo lucido: aveva capito che Annibale era un genio.

Allora che fa? Decide di non affrontarlo mai in campo aperto. In pratica dichiara ai Romani “amici miei, questo a combattere è più bravo di noi.” Immaginatevi la reazione dei colleghi, gliene hanno dette di tutti i colori fra cui “codardo”.
Nonostante le malelingue, ingaggió con Annibale una guerriglia sfiancante che mise il generale cartaginese in difficoltà molte volte. Era dura, ma stava funzionando.
A metterlo in dubbio fu la stupidità e l’arroganza dei Romani stessi, addirittura accusarono Fabio Massimo di temporeggiare per mantenere il comando più a lungo. Cosa poi smentita dal fatto che dopo i sei mesi legali Massimo lasciò la sua carica di dittatore.
Nel farlo, si raccomandò con i due consoli affinché tenessero la sua stessa condotta.
Uno dei consoli lo fece, l’altro, quel “genio” di Varrone, non seguì il suo consiglio e prese tante di quelle scudisciate a Canne (2 agosto 216 a.c.) che ne parliamo con dolore ancora piú di duemila anni dopo.

A volte ammettere la superiorità del proprio nemico è il passo verso la vittoria. Invece, spesso, siamo così arroganti e così terrorizzati dal dichiarare un’evidente inferiorità che ingaggiamo scontri da cui non usciremo vincitori.

Quindi, va bene Annibale o lo stesso Giulio Cesare a rappresentare i miti di strategia militare a cui tutti vorremmo assomigliare, ma io un posto nel cuore ce l’ho anche per Il grande Fabio Massimo che ha saputo fare di un’intelligente lungimiranza la sua arma vincente contro un mostro ben più grande di lui.

Per dirla con Polibio:

« Fabio aveva deciso di non esporsi al rischio e di non venire a battaglia [con Annibale]. […] Inizialmente tutti lo consideravano un incapace, e che non aveva per nulla coraggio […] ma col tempo costrinse tutti a dargli ragione e ad ammettere che nessuno sarebbe stato in grado di affrontare quel momento delicato in modo più avveduto e intelligente. Poi i fatti gli diedero ragione della sua tattica. »
(Polibio, III, 89, 3-4.)

Infatti, nell’anno del suo quinto consolato Massimo inflisse una dura sconfitta ad Annibale riconquistando Taranto.

Per concludere:

Non visse abbastanza per assistere alla fine della guerra. Ma nonostante fosse ricco “il popolo si assunse le spese funebri del loro “padre”, il “grande dittatore”, “colui che, da solo, con la sua prudenza salvò lo Stato” (wiki).