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De Sade: Il romanzo erotico, specchio dell’Illuminismo (parte 2)

Segue e chiude dalla prima parte (esame chiuso e coronato da 28/30, ma non potevo esimermi dal postare il resto).

“La ragione è l’organo di calcolo, della pianificazione; neutrale verso i fini, il suo elemento è la coordinazione.”

Lo stesso modello si ritrova nei romanzi di de Sade e, in particolare, nei “teams” sessuali descritti nel suo romanzo erotico “Juliette”. Durante queste prestazioni nessun istante rimane inutilizzato o un’apertura del corpo trascurata, una funzione lasciata inattiva.

Per sotterrare chiunque definisca il genere erotico come letteratura di serie B ipse facto, basta leggere come ci raccontano “Juliette” due fra i più grandi e autorevoli filosofi del ‘900 (Adorno-Horkheimer).

“La struttura del sistema kantiano, come le piramidi ginniche delle orge di De Sade e la gerarchia delle prime logge borghesi preannuncia un’organizzazione di tutta la vita destituita di uno scopo oggettivo.”

E poi, parafrasando il saggio contenuto in “Dialettica dell’illuminismo”:

I sentimenti vengono condannati dalla formalizzazione della ragione a tutti i costi. L’importante è “autoconservarsi”. Risultato? Dittatura in alto e, fra gli individui, l’adattarsi a qualsiasi prezzo all’ingiustizia.

L’opera di De Sade (come quella di Nietzsche) rappresenta la critica alla “ragion pratica”, alla morale.

Juliette nelle sue perfezioni, azioni immorali e comportamenti distruttivi, incarna il piacere intellettuale della regressione “amor intellectuali diaboli“. Insomma, il gusto di distruggere la società con le sue stesse armi.

Juliette crede solo nella scienza, per lei è ripugnate qualsiasi venerazione la cui razionalità non si possa provare: la fede in Dio, suo figlio morto, l’obbedienza ai dieci comandamenti, l superiorità del bene sul male, della salvezza sul peccato.

Per Juliette non esiste compassione, né c’è bisogno di un pretesto per commettere un delitto.

Per dirla con Nietzsche, il grande pericolo dell’uomo sono i disgraziati, gli avviliti, i distrutti in partenza. Sono loro, i deboli, a minare la vita fra gli uomini e a minare la fiducia nella vita. Egli ammira, come Juliette, “la bella terribilità dell’azione”.

La compassione è il peccato per eccellenza. Chi cede alla compassione “perverte la legge universale. Non è una virtù, è un vizio effettivo perché ci porta a turbare una diseguaglianza voluta dalla natura.”

“La compassione è una debolezza nata dall’angoscia e dall’infelicità”.

Se pensate che sia cattivo Nietzsche, c’è anche Kant che la pensa allo stesso modo:

“La compassione è una mollezza d’animo” e “manca della dignità della virtù”.

Juliette attua il rovesciamento dei valori, eleva a morale tutto ciò che il cristianesimo considera con orrore. Da buona filosofa, inoltre, rimane fredda e calcolata.

Per Adorno-Horkeimer Nietzsche e De Sade avuto la decenza di non nascondersi dietro falsi ideali, ma di raccontare la “morte di Dio” (intesa come morte dei valori idealizzati) senza mezzi termini.