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Trilogia degli elfi oscuri: il dilemma di Drizzt (Homeland)

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“Beauty itself pales at the end of a dark elf’s sword.” Homeland, Prelude

Era tanto tempo che volevo leggere questo libro, non esagero se dico almeno 15 anni. Ma per qualche motivo non era mai il momento adatto. Mia sorella ha sempre avuto la sua bella copia in italiano nella sua ordinatissima scrivania, ma niente, io non l’ho mai nemmeno preso in mano.

Poi arriva quel momento, alla soglia dei quaranta, che ti dici, voglio leggere un po’ di fantasy. Sfogli i titoli e beh, ti rendi conto che hai sulle spalle una cultura di fantasy classico troppo pesante per considerare decente anche l’1% di quello che oggi i ragazzi (oh, vi amo lo stesso eh) trovano “bellissimo” o “daleggereassolutamente”.

E quindi mi ricordo di quel libro per cui “sarebbe arrivato il momento”. Lo cerco in italiano su Amazon Kindle (i diritti li ha Armenia, se non erro), ma niente. Addirittura lo cerco in pdf da scaricare (estrema ratio), niente.

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Alla fine mi risolvo a leggerlo in inglese (in seguito mi hanno passato i pdf in ita, ma ci è voluto poco per rendermi conto che su quella traduzione avrebbe rigettato anche un bambino di dieci anni).

Oh, ma che vi devo dire… Io trovo assurdo che Hasbro, da quando ha comprato Wizard of the Coast (che ha i diritti per i libri ambientati nei Reami Perduti) abbia smesso di far pubblicare questi capolavori. E’ anche colpa loro se le nuove generazioni non hanno idea dell’esistenza di queste perle e credono che l’ultima americanata emo-romance sia l’unico fantasy degno di nota.

Dopo lo sfogo da vecchia gallina, arrivo al succo.

Siamo nel Sottosuolo (Underdark), un luogo terribile, ostile, dove si respira pericolo e malvagità a ogni passo. Un po’ perchè è pieno di mostri orrendi, un po’ perchè è veramente molto buio, ma soprattutto perchè ci vivono i Drow, elfi dalla pelle scura e capelli bianchi.

Una razza votata alla sopravvivenza, ma non solo rispetto ai pericoli esterni , ma soprattutto rispetto ai propri simili. La cosa più bella del libro è che R.A. Salvatore è riuscito davvero a far percepire quanto questo popolo, potenzialmente il più magnifico dei Reami, sia reso miserabile dalle proprie scelte.

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La Dea Lolth li rende schiavi, elargendo il proprio favore (anche qui geniale il modo in cui l’autore ci mostra “l’azione indiretta” di una divinità che non si mostra mai se non nelle azioni dei propri servi) solo a chi se ne rende degno, uccidendo, prevaricando, ingannando al solo scopo di prevalere su un’altra Casata o su un familiare troppo intraprendente.

In questo contesto, dominato dalle terribili matrone, le Alte Sacerdotesse della Dea Ragno (Lolth), si muovono i nostri personaggi, raccontati a tutto tondo con un punto di vista onnisciente (il più difficile, magnificamente utilizzato dall’autore). Così diversi dal male che li circonda brillano come stelle Zaknafein, il più grande maestro d’Armi di Menzoberrazan e suo figlio Drizzt Do’Urden così diverso, ma anche così simile a lui.

Una storia di libertà, catene infrante, e di valori non meno forti o rilevanti solo perchè non si riferiscono a un mondo reale. Perchè, in verità, la condanna che echeggia nell’Underdark è più vicina a noi di quanto possiamo immaginare. Allo stesso modo quella scintilla di luce, in grado di spazzare via il buio più nero, dimora nel cuore di ogni essere umano.

Sta solo a noi scegliere di essere schiavi o padroni della nostra vita, sta solo a noi stabilire quanto siamo disposti a sacrificare per la libertà.

“To lose is to die! You may win a thousand fights, but you can only lose one!”
Zaknafein, the finest weapon master of Menzoberrazan

Non è solo consigliato, questo libro è un dovere leggerlo se vi definite amanti del fantasy. Se potete fatelo in inglese.

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